Patologie dell’anca

Terapia conservativa, chirurgia protesica e artroscopica

Dott. Andrea Fiocchi – Specializzato in ortopedia e traumatologia

Patologie

Patologie dell'anca

L'articolazione dell'anca è un “ingranaggio” formato da una sfera (la testa del femore) che si muove in una cavità a forma di coppa emisferica (cotile o acetabolo, che fa parte del bacino). Il movimento è garantito da una superficie liscia e scorrevole costituita da cartilagine. Quando questo “ingranaggio” altera le sue caratteristiche, diventa fonte di dolore e rigidità.

Coxartrosi

È un processo degenerativo che porta all'usura e alla deformazione dell'articolazione causando una riduzione della funzionalità e dolore.

Necrosi asettica testa femorale

È una condizione che può avere svariate cause e determina la morte cellulare e il crollo della testa femorale.

Conflitto femoro-acetabolare

È una patologia determinata da un’alterazione della forma di una o entrambe le parti dell'articolazione che può portare a dolore.

Coxartrosi

L’anca, come tutte le articolazioni e in particolare quelle sottoposte al carico, può essere interessata da fenomeni degenerativi ovvero la progressiva alterazione della superficie articolare che si usura e diventa irregolare e si associa a deformità ossea. Questo processo può determinare una riduzione della funzionalità articolare e dolore.

La diagnosi viene generalmente formulata con l’esame radiografico standard ed eventualmente approfondita con esami strumentali quali la risonanza magnetica o la TC.

Necrosi asettica della testa del femore

Un’altra causa di dolore e riduzione della funzionalità è la necrosi della testa del femore che può essere causata da svariate situazioni (esiti di frattura del collo del femore, terapie prolungate con cortisonici o talvolta spontaneamente). L’apporto sanguigno alla testa del femore è molto delicato e unidirezionale: una sua alterazione può provocare l’infarto della stessa per cui il tessuto osseo muore, diventando fragile e può anche crollare parzialmente. In questo caso per la diagnosi è necessario l’approfondimento con la risonanza magnetica oltre alla radiografia tradizionale.

Conflitto femoro-acetabolare

È una patologia determinata da un’alterazione della forma di una o entrambe le parti che compongono l’articolazione. Tale alterazione causa un contatto anomalo tra le due parti che può provocare dolore e danneggiare alcune parti dell’articolazione fino a determinare un’alterazione degenerativa e quindi un’artrosi precoce. È una patologia dall’anca nella quale la conformazione della testa femorale e/o dell’acetabolo non permette il normale scorrimento dei due capi articolari ma entrano in conflitto fra loro. Se ne distinguono due tipologie fondamentali: la deformità tipo pincer (dal tedesco pinza-tenaglia) quando l’acetabolo ha una conformazione tale da stringere come una tenaglia la testa femorale, riducendone quindi l’escursione; la deformità tipo cam (che tradotto vuol dire camma, perché ne ricorda la forma) quando la testa femorale non è perfettamente sferica così che durante il movimento la parte eccentrica confligga con il bordo acetabolare. Nella maggior parte dei casi tali deformità coesistono determinando una lesione di tipo mista.

Tale condizione morfologica è in realtà più frequente di quello che si pensi ma si manifesta clinicamente solo in una parte dei pazienti in tempo utile per essere trattata chirurgicamente con un intervento “conservativo” che non prevede la sostituzione protesica dell’articolazione.

Terapia conservativa

Anche per l’anca è possibile intraprendere la terapia intraprendere una terapia conservativa che comprende la fisiochinesiterapia e/o la terapia infiltrativa.

Nelle fasi iniziali o intermedie dell’artrosi tali terapie possono essere molto efficaci nel garantire al paziente una buona qualità della vita.

Chirurgia protesica

Nel caso in cui l’artrosi dell’anca, o la necrosi della testa femorale, limiti fortemente la vita quotidiana del paziente è necessario ricorrere ad un intervento di artroprotesi.

La protesi all’anca consente alla stragrande maggioranza dei pazienti di riprendere una vita normale e avere un risultato funzionale eccellente, chiaramente dopo un adeguato percorso riabilitativo. Molti pazienti, inoltre, dopo il periodo di recupero dichiarano di avere una sensazione totalmente naturale a livello dell’anca operata, quasi come se avessero “dimenticato” di essere stati sottoposti ad un’operazione.

L’intervento prevede la sostituzione delle porzioni dell’articolazione che sono stata usurate e deformate dai processi artrosici.

Dopo un’opportuna lavorazione sull’osso viene impiantata una coppa metallica a livello dell’acetabolo, solitamente ad “incastro” senza l’ausilio del cemento, talvolta per aumentare la stabilità si possono utilizzare viti metalliche. All’interno della coppa metallica viene posto un inserto protesico in plastica (polietilene) o ceramica ad alta resistenza.

Per quanto riguarda la parte femorale è necessario rimuovere la testa del femore e creare un alloggiamento all’interno dell’osso per inserire la componente protesica, che viene chiamata stelo. Sullo stelo viene montata la testina protesica in ceramica ad alta resistenza che si muoverà all’interno dell’inserto della componente acetabolare.

Le porzioni metalliche della coppa e dello stelo subiscono una specifica lavorazione che le rende rugose nella parte a contatto con l’osso che ne facilita l’integrazione. Nel caso in cui l’osso non sia particolarmente resistente, ad esempio nell’osteoporosi evoluta, è possibile utilizzare il cemento acrilico.

    Chirurgia artroscopica dell’anca

    L’artroscopia di anca è una procedura chirurgica mini-invasiva, che attraverso piccole incisioni (1 cm) e strumenti idonei, è in grado di identificare e curare alcune patologie di tale articolazione.

    Tale procedura viene eseguita sotto anestesia generale e inizia con una piccola incisione cutanea attraverso la quale viene introdotta una telecamera collegata ad un monitor esterno; successivamente si esegue una seconda piccola incisione per introdurre gli strumenti chirurgici artroscopici così da valutare la situazione intra e/o extra-articolare dell’anca e curare il tipo specifico di patologia. L’intervento prevede l’utilizzo di uno specifico letto operatorio che permette, per una certa fase dell’intervento, in particolare quella iniziale, di porre l’anca affetta in graduale trazione per aumentare lo spazio articolare e poter introdurre gli strumenti e la telecamera all’interno dell’articolazione.

    Tale metodica è utilizzata principalmente per il trattamento del conflitto femoro-acetabolare, che permette di modellare, attraverso appositi strumenti che rimuovono parti cartilaginee e ossee, la forma della testa femorale e dell’acetabolo cercando di ottenere un’articolazione più “normale” possibile.

    I pazienti che rispondono meglio al trattamento sono individui attivi, con dolore all’anca, nei quali la cartilagine articolare è ancora conservata al momento della diagnosi. Per i pazienti che hanno già subito una significativa perdita di cartilagine articolare il risultato potrebbe essere parziale o non ottimale, pertanto ne va discussa la possibilità con il chirurgo.

    Studi scientifici hanno dimostrato che l’80% dei pazienti che si sottopongono ad artroscopia dell’anca ritorna allo sport e alle altre attività fisiche ai livelli di prima dell’insorgenza dei dolori all’anca (da conflitto femoro-acetabolare). La maggioranza dei pazienti riferisce un netto benessere dopo l’intervento, ma non è ancora chiaro in quale misura la procedura arresti il decorso dell’artrosi.

    Altre patologie che possono essere trattate in artroscopia:

    • Lesioni labbro acetabolare
    • Corpi mobili (isolati, condromatosi)
    • Lesioni cartilaginee
    • Anca a scatto
    • Lesioni inserzionali del medio gluteo
    • Borsite trocanterica o dell’ileopsoas
    • Tendinopatia dell’ileopsoas
    • Artriti settiche / asettiche
    • Lesioni legamento rotondo
    • Lassità capsulare

    CHI SONO

    Dott. Andrea Fiocchi

    Chirurgia protesica e artroscopica del ginocchio e dell’anca. 

    Negli anni mi sono dedicato sempre di più alla chirurgia protesica e artroscopica del ginocchio e dell’anca, con particolare interesse all’apprendimento delle più recenti tecniche conservative in artroscopia dell’anca.

    Sono un amante dello sport, che ho sempre praticato. Conosco dunque l’importanza di un buon recupero dopo un trauma e dell’impatto che il “potersi muovere” ha sulla qualità della vita e sulla propria indipendenza.

    Questi sono i motivi per cui ho scelto questa professione che svolgo con grande passione e impegno.

     

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